Santa Maria Liberatrice

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Storia dei Portatori a Testaccio

Carissimi Confratelli , mi hanno detto : dato che sei la memoria storica di Testaccio e dell’Oratorio ma anche perché sei il veterano dei portatori assieme a Massimo Trocchi e a Vincenzo Morelli, scrivi qualcosa sulla nascita dei portatori di S.M.Liberatrice 

Eccomi pronto .

Ho accettato molto volentieri l’invito , è chiaro che ai primordi il sottoscritto ancora non era nato, quindi ho dovuto prendere notizie dal bellissimo libro scritto da due miei carissimi amici Ex Allievi –Cesare Sagrestani e Giorgio Di Giamberardino  “ Testaccio e i Salesiani nella memoria e nell’anima , libro che consiglio vivamente per chi non lo avesse ancora fatto di acquistarlo sia per le curiosità,per la qualità dei contenuti e per la bellezza delle foto.

Nel 1910 il terzo parroco della nostra parrocchia fu Don Luigi Olivares fatto poi il 20 dicembre 2004 da Giovanni Paolo II Venerabile.

Nel maggio dello stesso anno prima della processione , un gruppo di repubblicani creò dei problemi durante la predica, mentre fuori la teppaglia assaliva con parolacce e sassaiole i ragazzi dell’oratorio.

Si dice che gli oratoriani vennero alle mani ne presero ma ne dettero tante di santa ragione.

Come usci la statua della Madonna, si sentirono invettive ,imprecazioni oscene all’indirizzo della Vergine Maria e dei preti.

C’è un aneddoto simpatico inerente a quel preciso momento:

Don Torello sentì una signora che diceva testuali parole:

O Maria ,Santa Maria Bella ,ce l’hanno co te ce l’hanno. Falli morì ammazzati quei mascalzoni.”

Al ritorno del giro che si svolgeva entro la cancellata, i portatori che erano oratoriani e rappresentanti dei vari gruppi parrocchiali si posizionarono sul sagrato e rivolgendo la Madonna verso il popolo

alzandola a braccia gridavano a squarciagola “ evviva Maria” .

Nel 1931 si creò una crisi nei rapporti tra Pio XI e il regime fascista che dalla direzione dell’Osservatore Romano arrivo una telefonata che ordinava di non fare la processione onde evitare diciamo cose antipatiche.

Nel  1957 si celebrò per la prima volta la S.Messa in un salone del Mattatoio, reputato covo di atei e mangiapreti e il 2 giugno per la festa del Rione la statua della Madonna venne portata in processione dai lavoratori stessi.

Dal 1912 ci fu la prima processione per le strade di Testaccio che ancora non era Rione. In quell’occasione nacque la tradizione del saluto e la benedizione della  Madonna prima del rientro in chiesa rivolgendo la stessa verso la popolazione festante .

Ricordo vagamente perché ancora bambino il Sig. Luigi Aielli ufficiale dell’Aereonautica Militare come conduttore della processione e poi dopo di lui l’indimenticabile Enrico Monti con il quale con i miei coetanei siamo cresciuti . Mi dette il compito di infilarmi sotto il baldacchino e fissare le staffe per la sicurezza della processione, compito che ho avuto fino a qualche anno fa per lasciare il posto ai più giovani.

Purtroppo il 9 Ottobre 1995 ci lascio il grande Enrico. Si creò un po’ di apprensione  per chi dovesse prendere il suo posto. Doveva essere una persona esperta della materia, voce adeguata , ex allievo ed ex oratoriano.

Ci riunimmo al volo nella nostra sala con Ermete Bonardi, Giuliano Malizia, Sandro Bomprezzi, Aristide Amodio,Claudio Del Vico  per risolvere il problema .

Avevo la soluzione in casa: proposi mio cognato Massimo Trocchi

ai veterani . Accettarono e mi dettero il compito di andare dal parroco Don Leone detto il Simba . Già c’era qualcuno che si era mosso per il posto di conduttore. Insistei cosi tanto che dal maggio successivo Massimo prese il posto di Enrico Monti da me soprannominato con bene placet di Don Zevini “ Er Pilota della Madonna”.

Venni eletto presidente degli Ex Allievi dal 1998 al 2000 e li che seppi che per statuto il compito e la responsabilita della processione era nostro compito.

Dal 2008 venne come parroco Don Giovanni Mazzarone che porto subito vari cambiamenti tra qui quello di formare il  Gruppo Portatori di S.M.Liberatrice. Fece fare delle maglie bianche con ricamata sopra la nostra Madonna .

Si dice : il tempo passa bisogna cambiare . Cosi con il nuovo parroco Don Ernesto ci propose di formare la Confraternita . Cosi avvenne. Ci furono delle elezioni per le cariche da ricoprire . Pietro Ricci priore,Valter Marcaccini vice, il sottoscritto segretario Massimiliano Coluzzi camerlengo e Claudio Salvatori provveditore.

Spero che questa breve cronistoria della nascita dei portatori sia di vostro gradimento .

Pronto sempre che voi vogliate , a scrivere racconti di vita, di personaggi importanti unici simpatici, di aneddoti di soprannomi che hanno fatto la storia tra gli anni 50-70 dell’oratorio e del cortile più belli del mondo.

Un abbraccio a tutti Voi e un grido fortissimo:

“ Evviva Maria  evviva Don Bosco”

                               Roberto  Valeri

Confratelli gruppo 2019

Ricorrenza del Primo Anno come Confratelli Ottobre 2019

STORIA di TESTACCIO

Testaccio, dalle origini del Monte, all’ essere importante rione con la centralità della sua Chiesa

Il Monte

Testaccio deriva dall’etimo latino “testa” che significa coccio e quindi da quel Monte dei Cocci così chiamato in gergo popolare, che altro non è che una collina artificiale di circa 30-35 metri, posta sulla sponda sinistra del Tevere, nella zona sud-est di Roma con una superficie complessiva che si aggira intorno ai 2200 mq. Un tempo era conosciuto come il maggiore dei sette colli (da molti quindi chiamato monte) di quelli artificiali romani di Augusto, Cenci, Citorio, Giordano, Savelli, Secco.

Quindi il suo nome lo si deve allo straordinario accumulo di “testae”, ovvero i grossi frammenti delle anfore di terracotta usate in età romana nei poderosi horrea, i magazzini della zona. Questo enorme accumulo che si è formato in gran parte tra i secoli I e III d.c., secondo la mentalità degli antichi, non era un monumento degno di essere ricordato, infatti del Mons Testaceus non si fa menzione per diversi secoli. Qui venivano ammassati i resti delle anfore che giungevano al porto fluviale dell’antica Roma, l’Emporium, sui battelli contenenti soprattutto derrate alimentari. Per questo si formò il Monte dei Cocci, una grande discarica di anfore usate, poi divenuto una straordinaria miniera di dati per la storia economica dell’Impero Romano. I resti dell’Emporium, oggi visibili, mostrano quello che doveva essere un esteso molo costituito da una serie di ambienti/magazzini disposti su tre piani e da una banchina lunga circa 500 metri e profonda 90. Qui si svolgevano le attività di scarico e smistamento delle merci. Un lungo muro, infine, era attrezzato con pietre d’ormeggio per il fissaggio delle gomene. Addossato all’Emporium risultava un antico muraglione che delimitava un’altra serie di magazzini, gli Horrea, coperti a volta ed aperti verso Testaccio.

Compreso quello scarico regolare dei frammenti delle anfore rotte, per lo più olearie.
Il clebre scrittore Miguel de Cervantes, descrive il Testaccio nel modo inteso dai romani di quel periodo di una discarica ove erano state buttate le anfore, che arrivavano a Roma con vari prodotti pagati come tributo da tutte le provincie dell’Impero Romano.
Questa discarica, quindi, era considerata per certi versi il simbolo dell’orgoglio e del potere di Roma antica.
Probabilmente è proprio per questo motivo che il Monte si è conservato nei secoli e che, secondo la documentazione conosciuta, era da considerarsi tra i prati di proprietà del popolo romano che difese strenuamente questa sua prerogativa fino al punto di prevedere pene detentive per chi asportava cocci dal Monte.
 La tradizione popolare aveva ragione solo in parte; certamente nel Testaccio si trovano i resti dei contenitori che portavano i tributi a Roma, quasi tutti provenienti da un’unica provincia, la Betica (parte dell’attuale Spagna meridionale), e portavano prevalentemente prodotti come l’olio d’oliva.
Il Testaccio sino alla fine del secolo scorso è stato un punto di incontri profani e sacri per il popolo romano. Le prime notizie riportano che fin dal medioevo vi si tenevano feste di carnevale e  quelle legate alla vendemmia (dalle cruente corride del medioevo, le Ludi Testaccie del Rinascimento, alle feste carnevalesche barocche fino ai Baccanali sette-ottocenteschi nei Prati del Popolo Romano illustrate nelle stampe del Pinelli),  Mentre le cerimonie religiose per lungo tempo si svolsero sul Monte anche per la  somiglianza con il Calvario, come le Via Crucis, ricordate anche dalla Croce che ancora oggi rimane sulla sua sommità restaurata anni addietro dall’ associazione culturale “Anfora testaccina” e dagli Exallievi di don Bosco testaccini. L’antica tradizione è stato poi ripresa dal 2009  in occasione del Venerdì Santo grazie al dinamismo del parroco di allora don Giovanni e di alcune realtà associative della Parrocchia come l’Unione Exallievi della ormai ex scuola salesiana testaccina, che furono i primi ad essere impegnati nel trasporto della macchina per la processione di fine maggio di Santa Maria Liberatrice.

Dal secolo sedicesimo in poi all’interno delle sue pendici si costruirono cantine ove il vino si conservava particolarmente fresco. L’esistenza di queste cantine rinforzò il carattere ludico del Monte e dei suoi dintorni fino alla fine del 1800 quando cominciò l’urbanizzazione della zona. Questo enorme accumulo che si è formato soprattutto tra i secoli I e III d.C. secondo la mentalità degli antichi non era un monumento degno di essere ricordato, tanto è vero che del Mons Testaceus non si fece menzione per alcuni secoli.
Le opinioni riguardanti l’origine della collinetta furono numerose e la fantasia popolare diede origine a varie leggende che pretendevano di interpretare il Monte Testaccio come un accumulo composto dalle macerie della Roma incendiata da Nerone, da un deposito per le merci oppure dai vasi tolti alle urne funerarie in seguito alla distruzione dei colombari per la deposizione di urne cinerarie della via Ostiense.
L’ipotesi più elaborata sosteneva che il monte si fosse formato con i resti delle anfore portate a Roma come tributi pagati da tutte le province dell’Impero e accumulo dei traffici del vicino fiume Tevere e del Porticus Aemilia (Portico Emilio) recuperato in parte come area archeologica tra il 2008 e il 2013 grazie anche all’ impegno dell’architetto della Soprintendenza, Renato Sebastiani.
Ma fu utilizzato anche come cava di materiale per rassodare il suolo delle fangose strade vicine, o per costruirvi, scavando al suo interno, eccellenti cantine dalla temperatura giusta e costante.

Il Maggio romano, invece rimaneva una delle principali feste organizzate ogni anno da quegli inguaribili giocherelloni che erano i romani di un tempo, si svolgeva nel grande prato allora esistente a Testaccio, considerato luogo riservato ai divertimenti. Attiravano l’attenzione dei viaggiatori stranieri le festose scampagnate fuori porta delle tiepide ottobrate romane, dal Settecento in poi, dove i giovedì e le domeniche di ottobre coinvolgevano tutto il popolo.

La collina di Testaccio, accumulo artificiale di frammenti di vasi e rottami vari, aveva lungo le pendici numerose grotte, con struttura e temperatura ideale per la conservazione di quello che era il vero protagonista di una festa che riprendeva la tradizione degli antichi baccanali, riti pagani in onore del dio Bacco dove in diversi tornavano poi nelle rispettive case a carponi causa l’aver alzato il gomito. Ancora agli inizi dell’Ottocento, Roma era circondata da orti e vigne, e Testaccio era tra i  luoghi preferito dai romani appunto per le vignate, nel segno delle Ottobrate.

Il rione

Quel lembo di Roma che dalle falde dell’Aventino, proprio sotto la favolosa e suggestiva villa dei Cavalieri di Malta e la imponente austera Abbazia di S. Anselmo, si estende “a valle”, con strade quasi tutte parallele e perpendicolari fra loro, fino alla sponda sinistra del Tevere, è Testaccio.

Si tratta di una vasta pianura quadrangolare di 66 ettari di superficie compresa tra le mura Aureliane, la Piramide di Caio Cestio, la Porta San Paolo, la via Marmorata, la piazza dell’Emporio, il ponte Sublicio, ampia ansa del Tevere, il ponte Testaccio, il vecchio Mattatoio. Tra 1882 e il 1883  sarà ufficiale il Piano Regolatore curato da Alessandro Viviani che recupererà parte di quello del 1873 rimasto sulla carta.

Da quel momento prendeva il via la costruzione di abitazioni vere e proprie: nasceva il quartiere Testaccio assunto a rango di XX rione di Roma il 9 dicembre 1921 (dai quattordici storici addirittura dalle regiones romane dell’ imperatore Augusto, diverranno gli attuali ventidue) che diventerà tra i più interessanti e frequentati fra i centri popolari della città.

Uno dei primi interventi per migliorare la condizione della popolazione operaia appena insediatasi nella punta estrema della sponda sinistra del Tevere, particolarmente povera e indigente, fu quello del sindaco Ernesto Nathan che incaricò Domenico Orano della promozione culturale e sociale del rione.

Dopo molte trasformazioni del Rione succedutesi nel secolo scorso, da rilevare che nel 2012 furono inaugurati (insieme al nuovo mercato rionale) grazie all’amministrazione comunale, parti importanti di  impiantistica sportiva dell’ oratorio di via Bodoni da cui ripartirono poi molti corsi delle discipline sportive praticabili in quel luogo, che aveva sfornato nel tempo campioni di calcio e di basket, ma soprattutto formato da ragazzi anche in periodi difficili per Roma e per il rione, come per esempio nei caldi anni Settanta, facendo da chioccia insieme alle famiglie, mentre all’ esterno dell’oratorio spesso c’erano piaghe sociali che sfociavano talvolta in azioni deliquenziali come ben possono ricordare i “pischelli” del tempo.

La Chiesa

Testaccio dalla fine ‘800 e per molti anni attraversò anche alcuni momenti critici verso il credo cattolico e perfino la croce posta sul Monte, per mano vandalica, fu ridotta in frantumi e data alle fiamme. Erano i tempi del primo inserimento dei Salesiani di don Bosco e, nell’irrequieto ambiente testaccino, l’anticlericalismo era di casa. La paura di incorrere in qualche guaio obbligava perfino i vetturini a far scendere dalla carrozza i propri clienti ai limiti di una zona ritenuta allora di confine e talvolta non proprio tranquilla.

La situazione ambientale non era facile e si sentì allora urgente la necessità di una Chiesa.

Proprio in quel tempo le Suore Figlie della Divina Provvidenza ultimarono la costruzione  in via Galvani della loro Casa Madre, che comprendeva anche una piccola cappella nel lato posteriore dell’edificio in Via Alessandro Volta. In quella cappella il Papa Leone XIII istituì nel 1889 la prima Parrocchia del Testaccìo e la dedicò alla Madonna Madre della Divina Provvidenza.

Sì trattava ovviamente di una sede provvisoria, perché subito dopo il Papa offrì 600.000 lire per l’acquisto dì un terreno e diede ai Benedettini di S. Anselmo l’incarico dì costruirvi la Chiesa di cui gettarono le fondamenta del futuro edificio per poi abbandonare l’impresa con il terreno che tornò a coprirsi d’ erbacce. Mentre si attendevano le nuove iniziative. per la ripresa dei lavori, accadde a Roma un episodio clamoroso, che in seguito sarebbe entrato nella storia della futura chiesa di Testaccio.

Nel 1900 venne demolita Santa Maria Lìberatrice al Foro Romano per  riportare alla luce l’antica Basilica di Santa Maria Antiqua. Era una Chiesa molto conosciuta soprattutto per un’immagine che custodiva sopra l’altare una antichissima Madonna col Bambino in braccio, assai venerata dai romani; si trattava di un affresco proveniente dal muro dell’abside di una chiesuola del XIII secolo costruita proprio sopra le rovine della Basilica di Santa Maria Antiqua al Foro Romano e poi ristrutturata da Onorio Longhi nel 1617. La sorpresa fu enorme e di riflesso fu eccezionale anche la diffusione del titolo di Santa Maria Liberatrice e dell’Immagine della Madonna.

Prima della demolizione, la preziosa immagine fu affidata alle Suore Oblate di Tor de’ Specchi, sotto il Campidoglio, il cui stemma orna la Chiesa attuale insieme a quello dei Salesiani e di Pio X.

Qualche anno dopo nel 1904, il Papa San Pio X, succeduto a Leone XIII l’anno precedente , volle sistemare in modo definitivo quell’ affresco che era custodito nella cappella delle Oblate di Tor de’ Schiavi. Informato della situazione esistente a Testaccio, dove si aspettava ancora una Chiesa, per far si che vi fosse un luogo di presidio ben visibile ed importante, decise dopo il sopracitato rifiuto dei Benedettini, di rivolgersi ai Salesiani. Don Michele Rua, primo successore di S. Giovanni Bosco, accettò la sfida di un incarico sicuramente impegnativo e iniziò i lavori nel 1906.

Le disposizioni della lettera del Santo Padre furono chiare: “la nuova Chiesa terrà luogo di quella già esistente al Foro Romano e prenderà il titolo di Santa Maria Liberatrice, la cui immagine sarà posta in venerazione sull’ altare principale della Chiesa medesima” riassunta da questa iscrizione posta all’interno: «Questa chiesa perpetua il culto di S. Maria dell’omonima chiesa demolita che dal secolo XVI all’anno MDCCCXCIX nel Foro Romano tenne il luogo e custodì le memorie di Santa Maria Antiqua, primo santuario della madre di Dio nel mondo. I Salesiani del venerabile Giovanni Bosco con l’aiuto dei loro cooperatori e delle Nobili Oblate di Tor de’ Specchi eressero il rinnovato Santuario perché fosse solenne e non perituro omaggio a S.S. Santità Pio X nell’anno giubilare del suo sacerdozio. Anno D. MCMVIII»

L’interno, suddiviso in tre navate grazie a colonne con capitelli coi simboli degli evangelisti, presenta la fascia centrale del pavimento ornata da un mosaico in bianco e nero con frammenti di marmi policromi e con motivi ad elementi geometrici e, in riquadri, dei simboli zodiacali. Tra il 1956 ed il 1964 Luciano Bartoli realizzò sia l’affresco absidale, (nel quale sono raffigurati la “Trinità” e “l’Incarnazione” e, in basso, le opere di Misericordia), sia le vetrate policrome sulla facciata con gli “Episodi della vita della Vergine” e nelle navate, con figure di santi.

Santa Maria Liberatrice al Testaccio fu consacrata ed aperta al culto il 29 novembre del 1908 con i lavori iniziati nel 1906. Papa Benedetto XVI è venuto nel 2008 a celebrarne il centenario dalla consacrazione.  Nel suo progetto l’architetto Mario Ceradini rispettò le disposizioni del Papa e sistemò l’Immagine della Madonna in un trono sopra l’altare maggiore, coperto dal ciborio. Primo parroco fu don Carlo Gatti a cui seguì don Lovisolo e poi Luigi Maria Olivares, poi vescovo di Sutri e Nepi ed oggi Venerabile, che lasciò un grande ricordo di sé nella comunità testaccina  contribuendo a migliorare e consolidare il rapporto con la popolazione.

Dall’ alto di quel trono la Madonna Liberatrice del XX rione continua a sorridere al popolo testaccino e a benedire chi la invoca tutti i giorni con fede, amore. Come avviene anche nella solenne processione dell’ultima domenica del mese di maggio di ogni anno dove siamo direttamente coinvolti.

Inaugurazione campo calcetto (Foto Omniroma)

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Parrocchia SML